Il Museo del Legno di Montebelluna e la Biblioteca del Mobile di Lissone .. due chicche per gli appassionati del Mobile

Montebelluna (Treviso) si può trovare quello che probabilmente è il più cospicuo patrimonio ligneo in Europa, ordinato in Museo, esposto in spazi dedicati, anche se non ancora definitivi, data la grande quantità di reperti acquisiti. Una collezione che il finlandese Panu Kaila, annoverato tra i grandi esperti mondiali del settore, ha definito “Gli Uffizi del legno”.

La raccolta di questo materiale è frutto dell’attività quarantennale di Tarcisio Scandiuzzi, che parallelamente allo sviluppo della professione di esecutore di arredamenti di interni, ha percorso numerose aree ricche di tradizione e cultura nell’impiego del legno, selezionando e recuperando, in case e castelli d’Europa, una incalcolabile ricchezza di manufatti lignei.

Veri capolavori d’arte, sia per bellezza sia per tecnica costruttiva, raccontano la storia di un abitare fastoso, che continua ad essere ispirazione per generazioni di Architetti ed Interior Designers o, più semplicemente, per tutti coloro che desiderino dare al proprio abitare il contenuto di un sogno che non tramonterà mai.

Soffitti, stube, boiserie, travature, porte, mobili qualche volta simili ma mai uguali, attrezzi che ancor oggi stupiscono per la genialità creativa, intagli incredibili, capaci di dar vita a rappresentazioni di vita autentica o a sogni, in un museo che si fa impresa mano a mano che si ricrea tra committente ed artigiano la complicità per la realizzazione.

 

mobile, legno, museo legno, museo arredo, biblioteca lissone, arredo lissoneLissone (Monza e Brianza) Da sempre la Biblioteca del Mobile rappresenta un fiore all’occhiello non solo p per l’intera città di Lissone, si riallaccia alla vocazione specifica che ha determinato lo sviluppo dell’economia locale ed ha consentito l’evolversi di quello che era un piccolo borgo, un paese di tradizioni contadine, in una cittadina industriosa e fiorente, viva ed attiva, nota ed ammirata ovunque per l’operosità ed il talento dei propri artigiani.

La Biblioteca del Mobile attesta la volontà di ampliare e dare respiro a queste capacità innate, di sviluppare l’ambito di conoscenze che, sole, possono permettere all’economia lissonese di rimanere competitiva anche nel mondo contemporaneo, di conservare documenti e manufatti che attestino e tramandino la storia di una comunità con caratteristiche così originali.

La scelta di riservare uno spazio di grande rilievo, nell’ambito della nuova sede, alla Biblioteca del Mobile è quindi particolarmente significativa, e ne rivendica un ruolo di primo piano, l’obiettivo di diventare insostituibile punto di riferimento per gli operatori del settore in tutta l’area della Brianza.

Alla consultazione in sede dei documenti della Biblioteca del Mobile sono ammessi tutti gli utenti interessati, senza alcuna limitazione circa il numero o la tipologia dei documenti che è possibile richiedere; non è tuttavia consentito il prestito a domicilio.

Piazza IV Novembre, 2 Lissone

Tel.039.7397461 – Fax 039.7397281 – bibliotecadelmobile@comune.lissone.mi.it

Martedì 14.00 – 18.30
Venerdì e Sabato 9.30 – 12.30

 

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IL PASSAPORTO DEL MOBILE MADE IN ITALY

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Nasce il passaporto del mobile, grazie all’iniziativa lanciata dalla Camera di commercio della provincia unificata di Monza e Brianza, assieme al Politecnico di Milano: Paese di provenienza, qualità dei materiali, processo di lavorazione, firma del progettista e molto altro.
Come l’etichetta sui generi alimentari così il passaporto del mobile, un vero e proprio documento di riconoscimento e di tracciabilità del prodotto del settore del legno-arredo, differenzia il prodotto di qualità made in Italy dalle contraffazioni nel mondo.

Il documento indicherà oltre al luogo di origine del mobile, anche la qualità, la natura e la sostenibilità delle materie prime. Ma non solo. Nel passaporto saranno riportati i designer che firmano l’opera, i brevetti utilizzati, i luoghi e le modalità di produzione, fino alla responsabilità sociale a tutela dei lavoratori e dei consumatori.

Una proposta, ancora in fase di definizione, che nasce non a caso nella culla del design in Italia: nella provincia di Monza e Brianza si trova la più alta concentrazione di imprese attive nell’industria del legno (2.489, 7 per Kmq).
Un progetto, quello del passaporto del mobile, che si affianca al nuovo network internazionale dell’arredo che parte dalla Brianza e collega Brasile, Argentina, Colombia e successivamente anche i Paesi scandinavi per facilitare l’interscambio commerciale di mobili.

Lissone .. e la storia del mobile

 Data all’anno 493 il primo documento scritto, un decreto di papa Gelasio I in cui Lissone, con altri paesi veniva dichiarata “corte reale” (un ampio territorio agricolo con case e Chiesa).

Dalla fondazione al sec.XI Lissone visse la vita stentata di un villaggio agricolo sito fuori dalle vie commerciali e con territorio poco produttivo poiché povero d’acque: invasioni barbariche, guerre, carestie, epidemie ne misero in forse più volte la sopravvivenza. Il miglioramento avutosi all’epoca dei Comuni (sec.XI-XII) a Lissone fu merito soprattutto dell’ordine degli Umiliati, un singolare movimento religioso i cui membri esercitavano un lavoro manuale indipendente, la lavorazione della lana e la tessitura dei panni. Un catalogo del 1298 elenca ben cinque conventi dell’Ordine a Lissone, molti per un villaggio al di sotto dei mille abitanti. Dagli Umiliati i lissonesi appresero forse il gusto del lavoro indipendente, la cura artigianale del prodotto finito: caratteristiche che sono ben vive ancora oggi. Non per nulla lo stemma del Comune riporta l’emblema dell’Ordine: un agnello con il motto “Omnia vincit umilitas” (l’umiltà tutto ottiene). 

Il declino dei Comuni, le lotte tra Signorie e la dominazione spagnola ridussero al limite le condizioni di vita a Lissone . Il territorio apparteneva a pochi grandi signori alle cui dipendenze stavano quasi tutti gli abitanti, legati alla terra da contratti esosi, senza speranza di riscatto. La coltivazione dei cerali, i vigneti l’allevamento del baco da seta non bastavano al pur misero sostentamento, per cui molti emigravano, e tutti integravano il lavoro dei campi con la tessitura su telai a mano,anche se tale attività era poco redditizia essendo rivolta solo alla fabbricazione di panni grossolani.. Alla fine delle guerre di successione e con il trattato di Aquisgrana (1748) il territorio milanese passò definitivamente sotto il governo illuminato dell’Austria: ne ebbero giovamento l’agricoltura, i commerci, le industrie ed in tutto il territorio si diffuse un nuovo benessere . Per questo, e seguendo la moda del momento, comune in tutta Europa, le grandi famiglie milanesi cominciarono a costruirsi in Brianza sontuose dimore per la villeggiatura, creando una forte richiesta non solo di manodopera per la creazione, ma anche di mobili ed arredi di ogni genere. I contadini lissonesi, prontissimi a cogliere nuove opportunità di guadagno per arrotondare gli scarsi bilanci familiari, accettarono di buon grado di costruire, su commissione, mobili o parti di essi nel tempo lasciato libero dalla coltivazione dei campi.

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Nel breve spazio di due generazioni, a Lissone, come in altri paesi della Brianza, si sviluppa un artigianato mobiliero di alta classe , grazie anche ad un concorso di cause, quali ad esempio la soppressione dell’Università dei legnamari di Milano, che favori’ il ritorno al paese d’origine, ove c’erano occasioni di lavoro, di alcuni “magistri”, e anche alla nuova concezione del mobile neoclassico – Chippendale- che definendo strutturalmente ogni singolo pezzo permetteva la costruzione del mobile scomposto in parti, e poi assemblato per la vendita. Da qui la nascita delle varie specializzazioni: intagliatore, tornitore, lucidatore, laccatore, decoratore, tappezziere, e via dicendo. In epoca napoleonica si assistette ad un definitivo consolidamento di questa nuova attività, che portò fin sul mercato di Parigi mobili di produzione brianzola, e già verso il 1830 l’artigianato lissonese del mobile è una categoria produttiva vera e propria, che almeno in parte ha abbandonato il lavoro di agricoltura.

Dal 1840 al 1850 si vede il sorgere a Lissone delle prime “Grandi” aziende, a carattere industriale e commerciale insieme, che fanno conoscere e apprezzare il mobilio locale in tutta Italia. La dimensione aziendale resta comunque di tipo familiare e inizia a formarsi in quegli anni un tessuto vastissimo di piccole ed efficienti unità produttive, che è ancora oggi predominante. A partire dal 1850 Lissone può essere considerata il più importante centro mobiliero italiano, con una produzione diversificata al massimo negli stili e nella qualità – almeno secondo i criteri di giudizio del tempo – e con una buona organizzazione di vendita. Con l’unità d’Italia, ed a seguito della rivoluzione industriale sorgono altre industrie, di lavorazione dei salumi, di filatura della seta, di tessitura del cotone che impiegano molta manodopera, ma la produzione di mobilio detiene saldamente il primato. Così nel 1870 viene fondata la Scuola Professionale di Disegno e Intaglio, ad opera della Società di Mutuo Soccorso, e dal 1880 al 1890 sorgono le prime grandiose esposizioni di mobili, si allarga la vendita sul mercato italiano, si esporta in Egitto, Turchia, Medio Oriente, ed in esposizioni internazionali, le ditte lissonesi sono presenti raccogliendo lusinghieri riconoscimenti.

Con i primi anni del XX secolo nascono a Lissone aziende che riducono i tronchi in tavole, che producono i primi compensati (poco assorbiti dal mercato di allora) ed aziende che installano macchine per la costruzione di mobili. Tutto questo vien favorito dall’aumento costante della popolazione, più che raddoppiatasi in quarant’anni, e dal progressivo decremento dell’agricoltura, passata a poco a poco al ruolo di attività secondaria.

Nel primo dopoguerra la produzione artigianale di Lissone, sempre alla ricerca di nuovi sbocchi, accoglie l’invito del movimento razionalista, che con l’etichetta “moderno” sta prendendo piede anche in Italia; architetti ed arredatori di quella scuola trovano localmente chi realizza in modo ineccepibile le loro idee e la Triennale di Milano del 1933 ne è il vittorioso collaudo. Dai prototipi su disegno alla produzione di serie per tutti, magari un po’ adattata per precise ragioni di produzione o di gusto, senza per questo trascurare la produzione tradizionale sempre gradita alla clientela; poi arredamenti di palazzi pubblici, cinematografi, pezzi unici per case private: a Lissone sino alla seconda guerra mondiale è politica di produzione normale, che comprende tutti gli aspetti dell’industria del settore.

Il compito promozionale dal 1936 viene assunto da una manifestazione la “Settimana del Mobile” organizzata inizialmente da un sodalizio privato, e dal 1951 in avanti dall’Ente Comunale per il potenziamento del mercato mobiliero. Ultima, ma non meno importante annotazione, la fondazione nel 1955 dell’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato “G.Meroni”, che sostituendo la vecchia scuola di Disegno ed Intaglio si è specializzato nella formazione professionale a vari livelli di mobilieri e di arredatori.

anche chi scrive questo  blog lavora nel mondo del mobile da generazioni per conoscerci meglio www.domusarredilissone.it

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ABITARE IL TEMPO A VERONA DAL 18 AL 22 SETTEMBRE

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Dal 18 al 22 settembre, apre i battenti, a Verona, la 23° edizione di Abitare il Tempo. Un appuntamento che riserverà importanti sorprese e si offrirà come occasione di confronto culturale tra architetti, distributori, produttori e trend setter sul mondo della casa e sull’evoluzione dell’abitare contemporaneo.
Mentre il mondo dell’abitare evolve e si raffina, anche la manifestazione veronese promette nuovi percorsi, esperienze ed eventi, capaci di valorizzare ancor più lo spettacolo dell’arredamento nella sua ampia varietà di declinazioni.
Tante sono le occasioni di confronto, gli stimoli e le riflessioni che emergono dalla visita di questa importante fiera. Ha dalla sua, una peculiarità che altre manifestazioni di settore – anche più blasonate – non hanno: una dimensione espositiva “a misura d’uomo”, frutto di una politica di selezione degli espositori orientata a premiare l’eccellenza e la qualità; un’offerta tra mostre, incontri e convegni che trasformano la visita ad Abitare il Tempo in un’agorà di aggiornamento indispensabile per tutte le figure professionali che ruotano intorno al pianeta del mobile e della casa; un’occasione di vedere con uno sguardo a 360° anche ambiti complementari che spaziano dal tessile all’oggettistica, alla tavola. Perché la casa è anche questo, non solo arredo e architettura.
“Puntiamo al cuore” è l’headline che farà da filo conduttore alla manifestazione veronese. Un’espressione che fa appello alla sfera dell’emozione, evoca la passione, richiama il gioco della seduzione. E l’icona che accompagna l’edizione 2008 ne è la testimonianza: la Big Easy Chair, progettata da Ron Arad per Moroso e ‘ridisegnata’ per l’occasione.
Qual è il valore aggiunto di Abitare il Tempo? Le mostre dedicate al design e all’artigianato di pregio. Così come la capacità di proporre soluzioni d’interni in grado di aprire inediti orizzonti sull’abitare e sulla sua evoluzione. Una dimostrazione tangibile è il successo che si rinnova ogni anno davanti alle “Architetture d’interni” e nelle originali proposte Contract di Linking People – che, insieme, occupano tre padiglioni -, ottimo strumento di riflessione per chi vuole allestire il proprio punto vendita puntando su nuovi linguaggi toccando le corde emotive di chi, davanti alla vetrina, è in cerca di desideri da esprimere e, soprattutto, realizzare.

maggiori informazioni, filmati e  news http://abitareiltempo.ultrafragola.it/